Bentornati in un nuovo articolo del mio blog del lunedì.
Oggi per la rubrica che racconta la Storia dei colori, voglio parlarvi di un’altro dei colori che da sempre con il suo nome iconico suona le corde della mia fantasia: il blu di Prussia.
Per capire le origini di questa tonalità di blu austera e intensa, dobbiamo tornare indietro al 1704, a Berlino, quando in un’angusta stanzetta utilizzata come laboratorio, il fabbricante di colori e alchimista Johann Jacob Diesbach, stava preparando una scorta del suo colore di punta, una lacca rosso cocciniglia.
Doveva utilizzare, con un procedimento abbastanza semplice, il solfato di ferro e la potassa ma nel momento cruciale si rese conto di aver finito la potassa e andò a comprarla di corsa da un rivenditore dei dintorni. Continuò quindi nel suo procedimento quando si accorse che qualcosa non andava per il verso giusto: invece di ottenere il rosso che cercava, la sua mistura divenne prima rosa, poi viola e poi di un blu profondo.
Ma cosa era accaduto? Probabilmente la potassa vendutagli dall’improvvisato alchimista e farmacista Johann Konrad Dippell, era stata contaminata da olio animale e aveva reagito con il solfato di ferro creando un ferrocianuro ferrico che oggi conosciamo come Blu di Prussia.
Quando fu inventato, questo colore si chiamava Blu di Berlino. Assunse il suo nome solo in seguito perché veniva usato per tingere le uniformi dei soldati dell’esercito prussiano.
La sua scoperta fu una vera rivoluzione nel mondo dell’arte perché al quell’epoca il blu più usato era il blu oltremare che era però costosissimo. Il blu di Prussia, con il suo colore profondo, molto freddo e molto colorante era, come lo definì George Field nel suo saggio sul colore del 1835:
“Un pigmento alquanto moderno, profondo e potente con un gran corpo e una trasparenza considerevole”.

Molti artisti molto diversi tra loro hanno utilizzato il blu di Prussia nelle loro opere: da Hogarth a Constable, da Van Gogh a Monet. Ma di sicuro le opere che abbiamo più impresse nella mente sono quelle di Picasso nel suo famoso periodo blu, tra il 1901 e il 1904, quando l’artista utilizzò il blu di Prussia perché la sua trasparenza dava profondità alle sue ambientazioni malinconiche.
Anche altre industrie sono state influenzate dall’invenzione del Blu di Prussia che fu usato a lungo per le carte da parati, le vernici domestiche e le tinture per stoffa.
Il blu di Prussia, ad esempio, è il colore di base che viene usato in tipografia per produrre le cosiddette cianografiche, cioè le stampe dal caratteristico color bluette che gli editori controllano prima del tanto atteso “visto si stampi” e che io ho avuto l’onore di tenere fra le mani prima che la cianografica digitale ne prendesse il posto.
Che una simile meraviglia sia stata creata per caso è una specie di miracolo! Come scrisse il chimico francese Jean Hellot nel 1762 a proposito di questo ferrocianuro ferrico:
“Se il caso non ci avesse messo lo zampino, sarebbe necessaria una profonda conoscenza scientifica per inventarlo”.
Spero che tu abbia trovato interessante questo articolo della rubrica Storia dei colori. Se vuoi puoi recuperare gli approfondimenti sul Giallo Napoli e sul Rosso Alizarino. E se desideri imparare a fare una palette di colori basata sul blu di Prussia, puoi guardare il video dedicato sul mio canale YouTube.
Noi ci vediamo come sempre qui, la settimana prossima, nel mio blog del lunedì!